MASSAGGIO DECONTRATTURANTE: QUANDO NON SI TRATTA SOLO DI “PREMERE PIU’ FORTE”
Quando una persona mi dice: «Ho bisogno di un massaggio decontratturante», spesso la prima cosa che le chiedo è: dove senti la tensione? Da quanto tempo? E cosa pensi l'abbia provocata?
Perché una tensione muscolare non è sempre uguale e, soprattutto, non ha sempre bisogno dello stesso tipo di trattamento.
Dopo molti anni di lavoro e di studio di tecniche occidentali e orientali, ho imparato che il massaggio decontratturante non consiste semplicemente nel massaggiare con forza un muscolo contratto. È piuttosto un lavoro di ascolto, di adattamento e di ricerca della risposta dei tessuti.
Cosa significa davvero decontratturare
Nel linguaggio comune utilizziamo la parola contrattura per descrivere molte situazioni diverse: una zona rigida, un muscolo affaticato, una sensazione di tensione, pesantezza o difficoltà nel muoversi liberamente.
Non sempre, però, quella sensazione corrisponde a una vera contrattura muscolare.
Per questo, durante un trattamento nel mio studio di Thiene (VI), non mi limito a seguire una sequenza prestabilita. Osservo la consistenza dei tessuti, la loro risposta alla pressione e il modo in cui la persona percepisce il trattamento.
A volte è necessario lavorare più profondamente; altre volte una pressione più moderata, lenta e progressiva è molto più efficace.
È uno degli aspetti che trovo più interessanti del massaggio: il corpo non è mai esattamente uguale da una persona all'altra, e nemmeno da una seduta all'altra.
“Il corpo dice ciò che le parole non possono dire”
Perché ci sentiamo contratti?
La tensione muscolare può accompagnare situazioni molto diverse.
Può comparire dopo un'attività fisica intensa, dopo molte ore nella stessa posizione o in seguito a gesti ripetitivi. Ma può essere associata anche a periodi di stress e affaticamento, durante i quali ci accorgiamo, per esempio, di tenere le spalle sollevate o la mandibola serrata senza rendercene conto.
È frequente che una persona arrivi dicendo di avere un problema soltanto al collo e che, lavorando, emerga una tensione più ampia che coinvolge spalle, dorso e cintura scapolare.
Un massaggio “forte” è necessariamente più efficace?
È forse il luogo comune che incontro più spesso.
No.
La profondità del trattamento non dovrebbe essere una gara di sopportazione del dolore.
Un tessuto può essere trattato in profondità senza necessariamente dover provocare dolore intenso. La pressione deve essere progressiva e adeguata alla zona, alla sensibilità della persona e alla risposta che il corpo dà durante il trattamento.
Una delle cose che ho imparato lavorando con tecniche provenienti da tradizioni diverse è proprio questa: la qualità del contatto conta almeno quanto la forza utilizzata.
E proprio perché un massaggio efficace non dovrebbe essere misurato dalla sua intensità, vale la pena capire anche cosa può succedere nelle ore successive a un trattamento: ho approfondito questo argomento nell'articolo “Mi sento a pezzi” nel mio blog.
Il massaggio thailandese, le tecniche ayurvediche e quelle occidentali hanno modalità molto differenti di lavorare sul corpo. Studiare approcci diversi mi ha permesso di non considerare una singola tecnica come una soluzione universale, ma di scegliere di volta in volta ciò che ritengo più adatto.
Quando può essere particolarmente piacevole
Un trattamento decontratturante può essere indicato, in assenza di controindicazioni, quando si avverte una sensazione di:
tensione muscolare;
rigidità;
pesantezza;
affaticamento dopo l'attività fisica;
tensione nella zona cervicale e delle spalle;
sovraccarico muscolare dovuto a posture mantenute a lungo.
L'obiettivo non è “aggiustare” il corpo, ma favorire una sensazione di maggiore libertà e leggerezza nei movimenti.
E spesso il cambiamento più interessante non è quello che si percepisce immediatamente durante il massaggio, ma la sensazione con cui ci si rialza dal lettino.
Anche la Scienza lo dimostra, con innumerevoli studi. Uno che ho trovato particolarmente interessante: una revisione sistematica e meta-analisi ha osservato effetti interessanti del massaggio sul recupero muscolare. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2017, che ha analizzato 11 studi per un totale di 504 partecipanti, ha rilevato una riduzione dell'indolenzimento muscolare nelle 24, 48 e 72 ore successive a un esercizio intenso.
Fonte scientifica: Guo J. et al., Massage Alleviates Delayed Onset Muscle Soreness after Strenuous Exercise: A Systematic Review and Meta-Analysis, Frontiers in Physiology, 2017.
Il mio modo di lavorare
Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di approfondire il massaggio in contesti molto diversi, anche attraverso periodi di formazione in India e Thailandia, oltre allo studio di tecniche di origine occidentale.
Queste esperienze hanno influenzato profondamente il mio modo di lavorare.
Non credo nei trattamenti “standard”: stessa sequenza, stessa pressione, stesso risultato per tutti.
Preferisco iniziare ascoltando. Una persona che lavora molte ore al computer avrà probabilmente esigenze diverse da uno sportivo; una persona che arriva dopo un periodo particolarmente intenso può avere bisogno di un approccio diverso rispetto a chi cerca semplicemente un lavoro muscolare più profondo.
Per questo, anche quando il trattamento viene richiesto come decontratturante, la seduta non è mai completamente predefinita.
Quando è meglio non massaggiare
Non tutte le tensioni devono essere trattate con un massaggio. In presenza di dolore improvviso, trauma recente, infiammazione importante o condizioni mediche particolari, è importante valutare prima la situazione e, quando necessario, rivolgersi a un professionista sanitario. Il massaggio non sostituisce una diagnosi medica.
Ascoltare il corpo significa anche sapere quando è meglio fermarsi.
In conclusione
La manualità, l'esperienza e la conoscenza delle diverse tecniche sono strumenti. Ma è la capacità di adattarle che permette di trasformare una sequenza di manovre in un trattamento realmente personalizzato.